Frankenstein a mollo

Oscar Giaconia entra nella scuderia di Monitor con la sua prima personale dal titolo «Bhulk» (fino al 10 aprile). L’artista milanese (1978) rafforza così l’orientamento verso la pittura da parte della gallerista Paola Capata. Con questa mostra gli spazi della galleria si trasformano in una sorta di laboratorio dove si fabbricano immagini in cattività, ibridi sacrificali in vitro, finzioni mitico-mimetiche. Questa è la pittura di Giaconia, fatta di figure ambigue, stratificazioni, decomposizioni e assemblaggi. Il percorso prende idealmente l’avvio dall’opera «Bhulk (the bull-doll)», «biopittura di grandi dimensioni, un frankenstein taurino composto da vari pezzami, costretto in cattività in quello che pare essere un acquario marcescente». Con opere quali «Bhulk (the bull dose)» o «Bhulk (Mr. O)» prosegue il campionario di immagini ambigue. Nei sette lavori inediti esposti si può riscontrare un immaginario coerente e, allo stesso tempo, inintellegibile, un po’ come la scrittura che accompagna la mostra. Si può approfondire grazie a un catalogo a cura di Claudia Santeroni con contributi di Felice Cimatti, Federico Ferrari e Andrea Zucchinali. Nella foto, «U.P.D. Calabiyau», 2019.

Si.M.