Eternit e alta quota

Opere degli anni ’80 e ’90 di Alighiero Boetti

Era il gennaio del 1967 quando Christian Stein (in realtà Margherita Stein, moglie di Christian Stein, di cui adottò anche il nome, nata «negli anni dell’Art déco» come amava dire, e scomparsa nel 2003), la colta e r affinata gallerista torinese, musa e compagna di viaggio degli esponenti dell’Arte povera sin dal loro esordio, apriva la prima personale di Alighiero Boetti (1940-94) nella sua galleria nel cuore di Torino inaugurata solo due mesi prima. Il loro rapporto non si sarebbe interrotto e sarebbe proseguito anche con Gianfranco Benedetti, alla guida delle gallerie milanesi di Christian Stein sin dagli anni ’80, che ora, dopo la grande antologica del 2014, dedica fino al 4 aprile all’artista una nuova mostra nella sede di corso Monforte 23. Intorno a una precoce scultura a pavimento «Eternit», del 1967, formata da 14 elementi di quel materiale incastrati fra loro, la mostra espone lavori eseguiti in prevalenza tra la metà degli anni ’80 e i primi anni ’90, fra i quali una grande, iconica «Mappa» del 1984, realizzata dalle donne dell’Afghanistan allora occupato dai sovietici, cui lui faceva arrivare fortunosamente i disegni, e alcuni ricami su tessuto del 1988-89, con sue frasi in alfabeto latino, poesie in dari e testi in farsi, le lingue dei Paesi, tra Persia e Afghanistan, da lui amati e frequentati assiduamente sin dai primi anni ‘70. Con questi, sono in mostra un esempio dei lievi acquarelli su carta del ciclo «Cieli ad alta quota», un gruppo di piccoli arazzi e due opere della serie «Donnina» (una nella foto) realizzata per la sala personale alla 44ma Biennale di Venezia, 1990, dove ne espose dieci sotto un fregio continuo lungo 54 metri, guadagnandosi il Premio speciale della giuria.

Ada Masoero