Come siamo cambiati

In principio c’erano i fotografi che lavoravano sul fronte del reportage e della documentazione poi, dalla metà degli anni ’60 fino almeno alla fine del decennio successivo, la fotografia documentaria in Italia imboccò anche una nuova strada, intrecciando i propri percorsi con quelli della fotografia sperimentale, coltivata dalle avanguardie artistiche del tempo, che si proponevano di introdurre il medium fotografico fra i linguaggi dell’arte contemporanea. Non limitandosi alla mera registrazione dei fatti, questi fotografi-artisti s’interrogavano e operavano sui temi della luce, della percezione, dell’astrazione, e si accostavano a movimenti radicali come la Body art e l’arte concettuale. Fu un’intersezione feconda, da cui scaturì una stagione di formidabile creatività, dove la sperimentazione artistica non andava a scapito della capacità di documentare le trasformazioni del paesaggio naturale e urbano e i cambiamenti radicali che in quegli anni rivoluzionavano la società. È questo lo scenario esplorato da Elio Grazioli nella mostra «La fotografia di ricerca in Lombardia e in Italia», ideata da MIA Photo Fair in collaborazione con il Consiglio Regionale della Lombardia, che si tiene fino al 22 marzo nello Spazio Eventi del Consiglio Regionale della Lombardia, in Palazzo Pirelli. Ottanta le immagini esposte, di Ugo Mulas, Carla Cerati, Gabriele Basilico, Paola Mattioli, Nino Migliori, Mario Giacomelli, Franco Vaccari, Mimmo Jodice, Ketty La Rocca, Mario Cresci, Luigi Ghirri (nella foto, Senza titolo, 1971, dalla serie «Paesaggi di Cartone, 1971-1974» ), e di numerosi altri autori, alcuni dei quali (Luigi Erba, Aldo Tagliaferro, Lamberto Pignotti, Gianfranco Chiavacci, Paolo Gioli, L.M. Patella, Franco Fontana, Michele Zaza) saranno presentati dal 19 al 22 marzo in MIA Photo Fair (cfr. p. 8) negli stand monografici di otto gallerie.

Ada Masoero