Voce ai metalli

È il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a presentare, fino all’8 marzo, «La voce dei metalli» di Roberto Ciaccio (1951-2014), una mostra curata dall’Archivio Roberto Ciaccio con la collaborazione di Kurt W. Forster, di Silvia Mascheroni e del poeta Tomaso Kemeny. Il percorso espositivo, che si appunta sulle opere su metallo, è stato pensato per far entrare in risonanza le sue grandi, evocative lastre incise (di ferro, rame, ottone, zinco, capaci di aprire soglie illusorie nello spazio in cui vivono) con i metalli delle macchine esposte in questo vero tempio della tecnologia. Partendo dal salone dove trova posto la colossale centrale termoelettrica Regina Margherita, 1895 (di acciaio, ferro e ghisa neri), l’esposizione si dipana lungo il binario del padiglione ferroviario, esibendo lavori realizzati tra il 1971 e il 2013, anno della sua ultima grande monografica a Genova, poco prima della prematura scomparsa. A chiuderla è una serie di fotografie in cui Claudio Ciaccio rende omaggio al padre reinterpretandone con sensibilità il lavoro. Artista di profonda cultura, innamorato dell’incisione, di cui è stato un maestro, Roberto Ciaccio ha dialogato per l’intera vita con personalità di grande caratura, come Remo Bodei, il filosofo da poco scomparso che curò tante sue esposizioni, e a cui la mostra è dedicata.

Ada Masoero