Viaggi nel corpo

Dal 7 febbraio al 2 maggio, la sede londinese di Hauser & Wirth ospita una doppia personale di due artiste, entrambe scultrici, ma appartenenti a generazioni diverse: Alina Szapocznikow (1926-73), ebrea polacca sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e trasferitasi a Parigi nel dopoguerra, e Isa Genzken, nata in Germania nel ’48 e vincitrice del Nasher Prize 2019. Della prima sono esposti lavori prodotti nell’ultimo decennio di vita, durante la cui breve ma esplosiva carriera (solo recentemente rivalutata dalla critica) ha esplorato il corpo in tutte le sue più varie accezioni, dalla carnalità associata al desiderio alle implicazioni organiche della malattia. Tanto che nel ’72, un anno prima della morte per cancro, la Szapocznikow dichiara: «Il mio gesto si rivolge al corpo umano, “quella completa zona erogena”, alle sue sensazioni più vaghe ed effimere». In mostra un calco in gesso della gamba destra dell’artista («Noga», 1962), effigie del corpo e dell’identità della stessa; alcune delle celebri lampade antropomorfe; e gli esperimenti scultorei con materiali industriali, quali resina poliestere e poliuretano espanso. Fra le opere tarde esposte a Londra vi è un esemplare del 1970 della scultura «Tumors», composta da concrezioni di materia concepite dall’artista in seguito alla diagnosi della malattia. «Isa Genzken: Window» presenta un nuovo corpus di lavori sul tema del viaggio. Porzioni di un aeroplano (finestre e sedute; nella foto) sono dislocate nello spazio della galleria, evocando così l’ubiquità della società contemporanea, in perpetuo movimento. In mostra anche modellini di opere pubbliche della Genzken in cui ricorre il motivo della finestra. Tra queste, «Camera» (1990), una cornice-finestra collocata sulla terrazza di un appartamento privato di Bruxelles, che «immortala» la vista sulla città come farebbe l’obiettivo di una macchina fotografica.

F.Flo.