Una barca nel bosco

Prima personale italiana dello svizzero Olaf Breuning

que nel mondo, da Parigi a Brisbane, e i suoi lavori sono stati presentati in biennali internazionali ma la mostra curata da Lorenzo Bruni «We Are All In the Same Boat», che la Galleria Poggiali presenta fino al 28 marzo, è la prima sua personale in Italia. In quest’occasione l’artista, nato in Svizzera nel 1970 e attivo a New York, ha riunito opere diverse per data e per i media utilizzati, legate però dal filo della riflessione sulla civiltà del web in cui tutti siamo immersi, travolti da stimoli che, rielaborati e «predigeriti» da entità senza volto, vengono serviti nella nuova forma a noi utenti digitali. Già nella sua mostra d’esordio a New York del novembre 2001, poco dopo l’11 settembre, aveva riflettuto sulla cultura della spettacolarizzazione e sulla solitudine del singolo nella folla. Da allora non ha smesso d’interrogarsi su questi temi, spesso esorcizzandone però con l’ironia il portato ansiogeno, come nella grande scultura esposta al centro dello spazio milanese, dove la sagoma di acciaio riflettente di un profilo stilizzato esibisce un cuore in luogo del cervello. Intorno, le altre opere: dall’installazione di disegni a china dal tratto infantile, in cui accadono fatti improbabili, a quella di fotografie, fra le quali figura «We Are All In the Same Boat», dove un gruppo di persone di diverse culture fissa l’obiettivo da una barca immersa non nell’acqua ma in un bosco: un evidente invito a cambiare il nostro angolo visuale. Mentre la sua indagine sul concetto di colore nella società globalizzata è espressa in «Happy painters», un’immagine in cui un gruppo di pennelli imbevuti di colore diventa una piccola comunità antropomorfa grazie alle gambette, agli occhi e alle labbra che Breuning ha applicato ai loro steli, assegnando loro uno statuto di entità autosufficienti.

Ada Masoero