Sognava l’Italia

L’amore, ricambiato, di Cézanne per il nostro Paese (che non visitò mai)

Parigi. Cézanne non viaggiò mai in Italia ma si ispirò ai grandi maestri italiani del ’500 e ’600 che scoprì e studiò nelle numerose visite al Louvre e ai musei di Aix-en-Provence, la sua città. Il Musée Marmottan Monet si sofferma per la prima volta su questa influenza con la mostra «Cézanne e i maestri. Sogno d’Italia», dal 27 febbraio al 5 luglio, resa possibile grazie ai prestiti di una quarantina di musei di tutto il mondo. Considerato il precursore del Postimpressionismo e del Cubismo, Cézanne (1839-1906) si nutrì innanzitutto di pittura veneziana. Con Bassano (di cui reinterpretò il «Ritratto di Antonio da Ponte», conservato al Louvre) condivise lo stesso approccio al colore, e da Tintoretto riprese la stessa drammaticità. «Le Meurtre» («L’Omicidio»), infatti, che Cézanne realizzò intorno al 1870, in arrivo da Liverpool, dialoga con il «Compianto sul Cristo morto» di Tintoretto, del 1580 circa, conservato al Musée des Beaux-Arts de Nancy. Cézanne risentì anche dell’influenza della scuola napoletana e della sua ricerca sul chiaroscuro (è allestito un «Profeta» del Maestro dell’annuncio ai pastori, artista anonimo del Barocco italiano) e della scuola romana, in particolare di uno dei suoi allievi francesi più celebri, Nicolas Poussin.
Se tutta la prima sezione della mostra è dedicata alle influenze del passato, la seconda parte analizza le influenze che l’opera di Cézanne avrà a sua volta sui maestri italiani del ’900. Sono allestite opere di Boccioni, Morandi, Carrà e lo splendido «Ritratto del fratello Ettore» di Sironi (1910 ca).

Luana De Micco