Parole come opere

Barcellona (Spagna). Creata dalla giovane ereditiera italo-norvegese Vanessa Salvi, la Blueproject Foundation ha aperto le porte nel quartiere del Born, a due passi dal Museo Picasso, nel 2013. In questi anni è riuscita non solo a ritagliarsi uno spazio nel competitivo panorama barcellonese, ma anche a consolidarlo con un programma intelligente che alterna giovani emergenti con nomi di grande richiamo come Pistoletto, Elmgreen & Dragset o Ignasi Aballí (Barcellona, 1958; nella foto). Quest’ultimo ha creato espressamente per la fondazione «Sin imagen», un’installazione di carattere concettuale che invita il pubblico a riflettere sul rapporto tra immagine e parola. Aperta fino al 12 aprile, la mostra è formata, come sottolinea lo stesso artista, «da muri grigi con parole stampate che occupano il posto delle opere e spiegano che non ci sono, proprio perché sono impercettibili, abbandonate, cancellate o inimmaginabili». Aballí lavora da sempre nell’intersezione tra parole e immagini e in «Sin imagen» torna alle liste di parole che l’hanno reso famoso. L’installazione si compone di un intervento architettonico che altera la percezione della sala da parte del pubblico e di un percorso labirintico punteggiato di parole. «Absent», «ephemeral», «hidden», «secret» e «unknown», sono alcuni dei 18 termini, tutti in inglese, che ha scelto. Ma, conclude l’artista, «la mia parola preferita è Invisible».

Roberta Bosco