Nuove possibilità per la figurazione

La Whitechapel Gallery di Londra apre la stagione espositiva con una collettiva dedicata alla pittura figurativa contemporanea. «Radical Figures: Painting in the New Millennium», dal 6 febbraio al 10 maggio, raccoglie le opere di dieci artisti internazionali, tutti nati tra gli anni Sessanta e Ottanta, la cui pittura indaga questioni di identità, genere, razza e politica attraverso la rappresentazione del corpo: un corpo alterato e frammentato, reso attraverso un neoespressionismo postmoderno. «La mostra traccia il ritorno di una modalità espressiva nella figurazione, ponendo interrogativi aperti sullo stato dell’arte e della società odierne, dichiara la curatrice Lydia Yee. Gli artisti esposti espandono e destabilizzano idee di identità precostituite mediante la rappresentazione di figure indeterminate e corpi dipinti solo parzialmente». Fra questi, la londinese Cecily Brown, i cui paesaggi di corpi intrecciati si ispirano tanto alla storia dell’arte quanto alla pornografia; e il keniota Michael Armitage, le cui tele «alla Gauguin» raccontano le sanguinose lotte politiche dell’Africa orientale (nella foto, «Kampala Suburb», collezione privata, Londra). E ancora Nicole Eisenman, Sanya Kantarovsky, Tala Madani, Ryan Mosley, Christina Quarles, Daniel Richter, Dana Schutz e Tschabalala Self, quest’ultima la più giovane del gruppo, nata ad Harlem trent’anni fa. «Impiegando tecniche digitali, traendo i propri soggetti da fonti online, o servendosi di una prospettiva appiattita che ricorda la superficie di uno schermo, questi artisti, continua la Yee, creano nuove possibilità per la figurazione in un’epoca in cui la tecnologia sta trasformando corpi e relazioni».

F.Flo.