Le prime americane

Washington. Dopo Minneapolis e Nashville, «Hearts of Our People: Native Women Artists», la prima grande collettiva dedicata all’arte delle donne indigene nordamericane, sbarca a Washington, presso la Renwick Gallery dello Smithsonian American Art Museum. Un importante progetto espositivo (dal 21 febbraio al 17 maggio, a cura di Jill Ahlberg Yohe e Teri Greeves), che si propone di reinserire la produzione artistica nativa nella narrazione storico artistica ufficiale. 82 i lavori in mostra, dall’antichità ai giorni nostri, creati attraverso media disparati (da tessuti a sculture, ceramiche, film e fotografie), e giunti nella capitale statunitense grazie a prestiti concessi da oltre trenta istituzioni e collezioni private. Suddivisa in tre sezioni tematiche, l’esposizione offre una panoramica della variegata arte di queste comunità, sottolineando il ruolo creativo e di trasmissione culturale ricoperto dalle donne all’interno delle società indigene. Tutti i pezzi esposti sono accompagnati da testi e didascalie in inglese e in idioma locale, nel tentativo di presentare i lavori attraverso il linguaggio specifico di ciascun’artista. Dopo Washington, la mostra viaggerà a Tulsa, ospitata dal Philbrook Museum of Art da giugno a settembre. Nella foto, «Fringe» (2008) di Rebecca Belmore.

Federico Florian