L’apostolo Rembrandt

La storia della collezione Corsini e le travagliate vicende della sua dispersione, sono, in filigrana, i temi alla base dell’esposizione «Rembrandt alla Galleria Corsini: l’autoritratto come san Paolo», dal 20 febbraio al 15 giugno ospitata presso il Museo di via della Lungara. In mostra, con la cura di Alessandro Cosma, l’olio su tela, firmato e datato 1661, in cui il pittore olandese si raffigura come l’apostolo delle genti (nella foto). L’opera, acquistata tra il 1737 e il 1739 dal cardinal Neri Maria Corsini per il palazzo di famiglia, è attualmente conservata presso il Rijksmuseum di Amsterdam, e torna ora, per la prima volta dal 1799, nel palazzo nobiliare. Documenti d’archivio recentemente rinvenuti hanno chiarito il modo in cui la tela lasciò Roma. Nel 1799, durante l’occupazione francese, la famiglia Corsini, come tutte le casate romane, fu costretta dal governo francese a forti tributi in denaro. In assenza del principe Tommaso, rifugiatosi a Vienna, il «maestro di casa» Ludovico Radice vendette venticinque dipinti della collezione al mercante d’arte Luigi Mirri. Caduta la Repubblica Romana, il principe cercò di fermare l’esportazione delle opere, riuscendo però a recuperarne solo alcune, tra cui la «Madonna del latte» di Murillo. Grazie a lettere, stime e atti processuali, qui in mostra, che ci restituiscono l’immagine della collezione nel Settecento, l’opera di Rembrandt sarà allestita secondo la disposizione al tempo voluta dal cardinal Neri Maria. In esposizione, inoltre, una selezione di incisioni di Rembrandt, all’epoca esposte nella biblioteca e oggi conservate all’Istituto centrale per la grafica.

Ar.An.