La vita in una bolla

Parigi. Chantal Crousel presenta fino al 29 febbraio la collettiva «Seen in a crystal ball». Il titolo s’ispira al «Giardino delle delizie» di Hieronymus Bosch conservato al Prado di Madrid: chiuso, il trittico mostra la nascita del nostro pianeta raffigurato come una bolla che galleggia nel vuoto. Nel pannello centrale, tra i tanti personaggi e le figure fantastiche, c’è anche una coppia, un uomo e una donna nudi, che fluttuano in un globo trasparente. Attraverso opere di Abraham Cruzvillegas, Mona Hatoum, Jean-Luc Molène o Wolfgang Tillmans, la galleria parigina offre al visitatore spunti per «trascendere l’universo». David Douard e Liliane Lijn invitano a superare ciò che è familiare per esplorare meglio il reale. Del messicano Cruzvillegas si ricorda «Empty Lot», monumentale installazione del 2016 alla Tate Modern di Londra: qui è esposto «Empty Lot (5)» (2015), una «lampada» in materiali di riciclo. Le opere di Anri Sala e Willem de Rooij superano i limiti fisici della materia, così come «Pli» (2012), in cristallo rosso di La Granja, opera di José María Sicilia, artista spagnolo che si interroga sullo spazio immateriale tra arte e vita. Di Tillmans sono allestite le enigmatiche foto («Verschalung», 2012), mentre del britannico Hassan Khan è «The Knot» (2012), una «corda annodata» di vetro. Come le sculture di Mona Hatoum essa evoca «la cristallizzazione dell’istante». Gli artisti mettono in scena dimensioni parallele, come il globo di cristallo di Melik Ohanian («Futuring (cosmos)», 2011). Di Tomoko Sauvage è «In Curved Water» (2010), un’esperienza sonora contemplativa composta da un blocco di ghiaccio sospeso su una coppa di porcellana (nella foto).

Luana De Micco