La crème di Crema

La riscoperta di un pittore passato dagli ambienti alla moda della Capitale alla tragedia della guerra

Gianluca Berardi, con la cura di Manuel Carrera, propone la riscoperta di Giovanni Battista Crema (1883-1964), trascurato dagli studiosi dell’arte a Roma nella prima metà del secolo, in una mostra dal 27 febbraio al 4 aprile in cui saranno esposti un centinaio di opere, tra dipinti e disegni. Una selezione di questi sarà presentata a Modenantiquaria, aperta a Modena dall’8 al 16 febbraio (cfr. p. 3). Nato a Ferrara da una famiglia facoltosa, Crema è dotato di un talento artistico precoce, che perfeziona all’Accademia di Napoli con Domenico Morelli. Nel 1903 si stabilisce a Roma: «La scelta della capitale segna la ricerca e il successo di Crema, spiega Berardi. Frequentando il cenacolo gravitante attorno a Giacomo Balla scopre la pittura divisionista e i suoi soggetti a carattere sociale. Nel 1905 alla Società degli Amatori e Cultori presenta l’impegnativo trittico “L’istoria dei ciechi dolorosa”, che colpisce la critica. Nel 1907 ha una personale presso la stessa società, ma questa volta con paesaggi, nudi sensuali, scene simboliche; tornerà a esporvi nel 1914, quando organizza la polemica “Sala dei Giovani Romani”. In mostra si potranno ammirare una prima versione (1915 circa) della monumentale tela “Danzatrici” dei Musei Civici di Ferrara e il capolavoro “L’eterna vicenda” (1926), trittico allegorico della vita, dal ricordo secessionista mitteleuropeo». L’esperienza dolorosa della Grande Guerra si riversa nella sua pittura. Si distacca dagli ambienti alla moda, ma partecipa alle tre Biennali Romane (1921-25) che cercano di scuotere la vita artistica della capitale. «Continuerà a dipingere ritratti, paesaggi evocativi, scene simboliche caratterizzati da un’inesauribile creatività e da sapienza tecnica, conclude Berardi, Memorabili i dipinti commissionati nel 1940 dal Ministero della Marina per documentare la vita a bordo delle navi da guerra».

Francesca Romana Morelli