Il visitatore nella boccia di neve

Salisburgo (Austria). È un universo distopico, fatto di lande sommerse da neve e ghiaccio, alberi scheletrici, acque dai colori velenosi, case ribaltate o ermeticamente chiuse, quello proposto dalla coppia Walter Martin (1953, Usa) e Paloma Muñoz (1965, Madrid): spesso racchiusi nel kitsch volutamente nostalgico di bocce di vetro con la neve, questi microcosmi fanno presagire sviluppi catastrofici e straniano l’osservatore: «Spesso tuttavia queste opere non mancano di umorismo nero e danno l’impressione che vi sia spazio per una risata, ancorché amara», spiegano i curatori Tina Teufel e Thorsten Sadowsky. Altre serie di opere tematizzano la privacy perduta del terzo millennio: «Con altri lavori Martin e Muñoz spalancano spazi privati, annullano l’intimità e indicano la forte compromissione della privacy indotta dai social media e dagli assistenti digitali, proseguono Teufel e Sadowsky, non senza poi creare un contrappunto per esempio con la serie del 2012 “Blind House“, composta da una serie di case prive di porte e finestre, che non consentono quindi né accesso né occhiate verso il loro interno».
Nella sua prima monografica in Austria, con «A Mind of Winter» il duo artistico offre fino al 26 aprile uno spaccato della propria produzione: 16 bocce con la neve e 50 fotografie di grande formato, oltre ad alcune installazione site specific, fra cui la grande videoinstallazione «Spheres», che nell’atrio del Rupertinum si sviluppa a cascata dall’ultimo dei tre piani della mostra verso il piano terra, o anche «Utopia Work Station»: una boccia con la neve, dentro cui il visitatore può entrare e esprimere i propri pensieri su una macchina per scrivere.

Flavia Foradini