I trabocchetti dell’architetto

Ironia e levità nei lavori di Corrado Levi

Corrado Levi, architetto di professione (laureato con Carlo Mollino, assistente di Franco Albini), e anche artista dal ricco curriculum espositivo, fine intellettuale, scrittore, agitatore culturale, docente, critico, curatore e collezionista (cfr. l’intervista come «Eretico» in «Vernissage»), «colonizza» fino al 23 febbraio la Triennale con una personale diffusa, curata da Joseph Grima e Damiano Gullì. Nato a Torino, già docente al Politecnico di Milano, la città dove vive e lavora, ma sempre in viaggio (tra New York e Marrakech soprattutto), Corrado Levi è presente in Triennale con numerosi lavori realizzati tra il 1982 e il 2019 (installazioni site specific, interventi ambientali, sculture, oggetti di design, opere pittoriche, progetti architettonici), che i curatori hanno voluto disseminare in tutti gli spazi dell’istituzione, ponendoli in dialogo, o in contrasto, con la sua architettura. Hanno così evocato la pratica e la poetica di Levi, fluide e interstiziali entrambe, ricche di cangianze e di transiti tra discipline diverse, tra linguaggi artistici ed extra artistici, tra astrazione e figurazione, e sempre attraversate da una salutare vena d’ironia e di levità. Come nell’intervento «Baci Urbani», megapiercing applicato nel 1996 a un palazzo torinese, realizzato allora con il collettivo Cliostraat e ora riproposto in una nuova versione, o in «Motosauro», 1991, animale fantastico formato da un assemblaggio di caschi da motocicletta, mentre il tono si fa più severo, a dispetto del colore pastello, in «Panchina rosa», monumento dedicato alle vittime omosessuali dei nazifascisti. Installazioni («Desiderando gli amici», 1992, o «Uomini di Corrado Levi», 1985), grandi dipinti (come «Figura in movimento», 1982), interventi ambientali («Pittura su muro e porta», 1985) sono accompagnati da oggetti di design, dalla lampada «Edipo», 2003, da «Attacapanni», 2017, omaggio al celebre «Sciangai», 1973, dei DDL (esposto nel Museo del Design Italiano in Triennale), mentre a Carol Rama Levi rende omaggio con «Chiodo di Corrado», opera dell’artista torinese esposta nella mostra della Biennale veneziana del 1993 da lui curata. Una mappa guida i visitatori attraverso i felici «trabocchetti» della mostra.

Ada Masoero