Fare un nodo allo spazio

Barcellona (Spagna). S’intitola «Annodare lo spazio» la mostra dedicata a Aurèlia Muñoz (Barcellona 1926-2011), presentata fino alla fine di aprile al Museu Nacional d’Art de Catalunya-Mnac. Il progetto, curato da Alex Mitrani, si basa sulla donazione della famiglia della Muñoz che ha ceduto al museo catalano 9 opere tessili e 18 disegni (nella foto, un lavoro senza titolo del 1970). La mostra ripercorre tutte le fasi della carriera di un’artista che ha sperimentato una costante evoluzione: dai patchwork ai ricami e il macramè rivendicato come un’arte d’avanguardia fino alle vele, da lei chiamate «enti». È il caso di «Ente sociale» del 1976, una sorta di scultura sospesa, in sisal e iuta, più piccola ma simile a «Aquila beige» del ’77, una delle tre opere della Muñoz che il MoMA di New York ha inserito nella collezione permanente. Sono opere sorprendenti, che interagiscono con lo spazio come se fossero architetture, dimostrando la volontà dell’artista di dialogare con il passato come «Sfera e piombo» del ’69, un omaggio a Gaudí. Negli ultimi anni la Muñoz era tornata al disegno su carta che fabbricava personalmente e con cui ha creato libri e figure d’ispirazione giapponese. «Non voleva che le sue opere fossero considerate decorative», sottolinea la figlia Silvia Ventós che per questo motivo le ha donate al Mnac e non al Museo del Design, di cui è conservatrice.

R.B.