Classico come Klinger

Nel centenario della morte una celebrazione del «Michelangelo tedesco» attraverso le sue incisioni

Monaco di Baviera. La mostra della Pinakothek der Moderne curata da Andreas Strobl e Nino Nanobashvili vuole essere un assai esclusivo omaggio a uno dei nomi immortali dell’arte made in Germania, quel Max Klinger (1857-1920) chiamato dai suoi contemporanei nientemeno che il «Michelangelo tedesco», in occasione del centenario della morte. In effetti, a tutti pare di conoscerlo anche se non si è subito capaci di ricordarne un’opera in particolare e/o di riconoscerne subito il marchio di fabbrica non appena si ha occasione di vederne un lavoro.
Max Klinger è stato vera icona per più di una generazione di artisti tedeschi, punto di riferimento di molti grandi del XX secolo, come Käthe Kollwitz, Max Ernst e Max Beckmann che soprattutto alla sua produzione da incisore si sono ispirati. Le sue innovazioni e neocreazioni in questa disciplina artistica lo mettono alla pari col grande vate dell’arte in Germania, un Albrecht Dürer a cui nulla ha da invidiare. A questo universo in particolare è dedicata allora dal 13 febbraio al 10 maggio la mostra «Max Klinger. Zelt e altri cicli», divisa in tre parti: nelle prime due si entra in contatto con le molte sfaccettature dei suoi cicli di incisioni (fra cui «Ein Glove» e «Drama») e vengono discusse le diverse strutture narrative e tecniche utilizzate per altrettante possibilità espressive; nella terza è illustrata l’evoluzione tecnica di Klinger incisore al passo coi tempi moderni dell’era del cinema e dei comic e infine viene esposto il ciclo «Zelt», punto culminante del suo lavoro, summa di narrazioni fantastiche, bellezza, erotismo e orientalismi.

Francesca Petretto