Candice la guerriera

Bonn. Candice Breitz (1972) è una pluripremiata artista sudafricana di base a Berlino la cui produzione video-fotografica è principalmente improntata al racconto dei soprusi e dei diritti negati alle minoranze del suo Paese d’origine. La monografica «Candice Breitz. Labour» che il Kunstmuseum le dedica dal 20 febbraio al 3 maggio, si concentra sui suoi 25 anni di attività, cominciando con la prima serie «Ghost» (1994) dedicata alla trasformazione politica del Sudafrica e agli abusi di potere durante e dopo la fine dell’apartheid, dove le donne africane continuano a essere invisibili «fantasmi», fino ai lavori più recenti come «TLDR» (2017), una videoinstallazione a 13 canali nata dalla collaborazione con una comunità di prostitute che lotta per il riconoscimento dei diritti fondamentali delle lavoratrici. Il lavoro che dà poi nome alla mostra, «Labour», e l’ultimo in cui l’artista è attualmente impegnata, la vede filmare, accompagnandolo, il parto di molte donne prestatesi all’esperimento. La Breitz legge nell’esperienza generatrice esclusivamente femminile, l’unica fondamentale al perpetrarsi della vita nelle comunità umane, il senso massimo della forza della donna che tuttavia proprio per questa viene ovunque penalizzata e discriminata. Da qui si passa alla critica ai sistemi familiari, agli schemi societari manipolati dalle religioni e dall’antico nemico oppressore: il patriarcato. Nella foto, un fermoimmagine dall’installazione «Treatment» (2013).

Francesca Petretto