Veneri e busti dell’archeologo del futuro

Le sculture classiche di Daniel Arsham

Parigi. Per la sua mostra «Paris, 3020», alla galleria Perrotin dall’11 febbraio al 21 marzo, Daniel Arsham ha attinto alla vasta collezione dell’atelier di calchi della Réunion des Musées Nationaux, che da due secoli (fu fondato nel 1794) accoglie le riproduzioni dei più grandi capolavori della scultura dalla preistoria al XX secolo. Arsham ha scelto delle opere iconiche, dalla Venere di Milo del Louvre al Mosè di Michelangelo, conservato nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, che ha reinventato a suo modo secondo la «tecnica dell’erosione», diventata il suo marchio di fabbrica.
A un viaggio nel 2011 tra i Moai dell’Isola di Pasqua si deve la nascita dell’idea di «archeologia del futuro» che fonda tutto il suo lavoro. Le sue opere si proiettano in avanti puntando sempre un occhio su un passato lontano. Arsham ha già trasformato in «fossili» un’automobile moderna, una macchina fotografica Leica, delle scarpe da sport di marca e un computer Apple. Alcuni anni fa ha collaborato con Pharrell Williams per rimodellare nella cenere vulcanica una tastiera Casio, primo strumento del noto cantante. Nel suo nuovo lavoro per Perrotin Arsham guarda ai grandi classici dell’antichità, in una riflessione tra memoria e identità collettiva. Entrando nella galleria della rue de Turenne ci si imbatte subito nella «Venere di Arles», la cui copia romana è conservata al Louvre. Più lontano si incontrano la Venere di Milo e il Mosé. Vicino sono allestiti una serie di busti, tra cui quello dell’imperatore romano Caracalla e una testa di Atena, dea greca della Guerra. Daniel Arsham, classe 1980, nato a Cleveland, vive e lavora a New York. Come gli antichi, utilizza solo materiali naturali: calcite blu, sabbia, polvere vulcanica, quarzo, selenite. Artista poliedrico, passa dalla scultura al disegno, dall’installazione al video e alla performance.

Luana De Micco