Un viaggio in punta di penna

«Nero di china» a cura di Bruno Corà è la mostra che la galleria Il Ponte dedica fino al 20 marzo a Giulia Napoleone. È esposto un nucleo di opere recenti in bianco e nero, realizzate interamente con l’inchiostro di china: una dimensione peculiare del lavoro dell’artista, che nel catalogo (edito da Gli Ori) Corà ripercorre fin dalle piccole chine della metà degli anni Cinquanta. Lavori nei quali la Napoleone, come evidenzia Stefania Zuliani (nel catalogo per la mostra curata da Giuseppe Appella alla Gnam di Roma nel 2018), cerca «un segno dopo l’altro, con precisione paziente e necessaria [..] l’ordine luminoso della forma. Una forma viva e quindi imperfetta, come vivo e imperfetto è il pensiero di chi non teme l’errore e quindi rifugge l’ovvio e il già noto». Nata a Pescara nel 1936, diplomata all’Accademia di Roma dove sperimenta con Lino Bianchi Barriviera e Mino Maccari le tecniche incisorie (esperienze poi condotte, a Roma, a contatto con Guido Strazza) Giulia Napoleone tiene proprio a Firenze nel 1963 la sua prima personale alla galleria Numero: una selezione di disegni in cui prendono corpo le inedite stimolazioni visive volte all’approfondimento dei temi più cari alla sua ricerca, il segno e la luce. E a Firenze tornerà a esporre negli anni successivi, pur caratterizzati da numerose esperienze all’estero, pur caratterizzati da numerose esperienze all’estero. Anche nelle opere recenti la luce non si riduce a puro effetto geometrico, alla ripetizione di forme invariate e costanti, ma persegue, in modo ostinato, nel ritiro sulle colline della Tuscia, la ricerca di un divenire naturale, senza nulla concedere alla rappresentazione, creando immagini «assidue», con nette spartizioni di luce e ombra. Come lei stessa scrive: «Il mio lavoro è un cammino che conosce soste, forse, ma che non ha mete né punti di arrivo. È un andare verso». Nella foto, «Il sogno di Sula, 1» (1983).

Laura Lombardi