Tra scienza e rêverie

Collesalvetti (Li). Figura di rilievo quale interprete del poeta belga Maurice Maeterlinck, di cui illustrò raccolte poetiche e drammi teatrali, artista presente nelle maggiori rassegne espositive tra il Belgio e l’Italia, Charles Doudelet è oggi pressoché dimenticato, soprattutto per quanto concerne la sua stagione italiana (protrattasi pur con alcuni intervalli per oltre 20 anni). La prima monografia è quella di Francesca Cagianelli, edita da Olschki nel 2009, ed è la stessa autrice a curare la mostra «L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana» alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (fino al 12 marzo), promossa dal Comune di Collesalvetti, in collaborazione con Fondazione Livorno, prima in Europa dedicata all’artista di Gand. Il titolo si riferisce alla Villa Medusa a Livorno, da cui Doudelet sovrintenderà alle sorti del Caffè Bardi e coordinerà, con la complicità di Benvenuto Benvenuti, l’elitario circuito culturale antignanese. Tra le molte opere scelte, l’inedito e monumentale pannello decorativo proveniente, con ogni probabilità, proprio da Villa Medusa, che ben riassume i topoi dell’immaginario simbolista ma anche la cifra emotiva di Doudelet, sospesa tra l’ambizione della scienza e l’abisso della rêverie. Nella foto, «Nella notte, al barlume della lampada, la donna scopre il gufo (simbolo della Sapienza)».

Laura Lombardi