Per tetto il cielo

L’arte del soffitto nel Rinascimento

Da elemento costruttivo a importante ornamento nel quale si fondono varie arti, pittura, scultura, architettura, il soffitto è per la prima volta protagonista di una mostra, a cura di Claudia Conforti, Maria Grazia D’Amelio, Francesca Funis, Lorenzo Grieco, al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. Il museo fiorentino ha il primato per disegni di soffitti rinascimentali, cui si uniscono prestiti importanti dal Louvre, dal Museo Nazionale di Stoccolma, dalla Biblioteca di Storia dell’Arte e di Archeologia, dal Museo di Roma, dagli Archivi di Stato di Roma e di Firenze. Il titolo, «I cieli in una stanza», rimanda alla memorabile canzone di Gino Paoli del 1960, col soffitto inteso quale metafora del cielo. Tuttavia, come osserva la Conforti, i soffitti a lacunari sono un «soggetto trascurato, se non ignorato, dagli studi» e con lei Eike Schmidt, curatore delle Gallerie degli Uffizi, condivide la volontà di promuovere conoscenza e sensibilità per la tutela, specie dopo il crollo del tetto della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, spingendo le istituzioni a dar vita a un censimento di questi «cieli». La mostra offre l’occasione di vedere esposte opere inedite o quasi, dal rarissimo lacunare ligneo di età romana con tracce di colore, scoperto recentemente a Ercolano, che ci rimanda alla Domus Aurea e ai molti disegni con spartimenti a stucco e pittura dei suoi ambienti, insieme a quelli di altri monumenti classici di Roma, Tivoli e Baia, che troviamo nei disegni di Giovanni da Udine e degli Zuccari, o degli architetti Sangallo e Dosio. Restaurato per l’occasione è il lacunare quattrocentesco in castagno intagliato dal fiorentino Giovannino de’ Dolci per il Salone del Mappamondo di Palazzo Venezia, su incarico del papa veneziano Paolo II Barbo. Nel progetto di Michelangelo per la Biblioteca Laurenziana si osserva come la struttura geometrica dei soffitti a lacunari chiuda e completi la scatola prospettica dello spazio, secondo un gusto espresso anche da Vasari nel progetto per il Salone dei Cinquecento. Dai due fogli congiunti che compongono la proiezione ortogonale della maestosa volta della Sala Regia in Vaticano, di Antonio da Sangallo il Giovane, gli artigiani coglievano le modalità costruttive per la combinazione di astroidi, ovati e ottagoni; ma vi erano anche i disegni e le incisioni del Quarto libro d’architettura (1537) di Sebastiano Serlio, di gran diffusione nell’Europa del XVI secolo. E se le volumetrie delle architetture contemporanee non prevedono più la concezione dei soffitti della tradizione, sono omaggi e, al tempo stesso, tradimenti, il « The Truth is Concret» (2015) di Wu Yuren o il volo di farfalle nel soffitto di Claudio Parmiggiani per Villa Medici a Roma (anch’esso del 2015).

Laura Lombardi