La fragilità messa a nudo

Berlino. «Mi piacciono le persone nude e mi piace il sesso. Uso la nudità per sentire più realismo e un senso di presenza». Le immagini sature del fotografo e poeta cinese Ren Hang mettono in scena corpi, erotismo e bellezza: i soggetti sono nudi, nella natura o in studio, in uno stagno tra i fiori di loto o contro fondali neutri con pavoni, serpenti, farfalle (nella foto, «Untitled» 2016); ma anche fotografati come presenze inattese negli spazi urbani, o figure aggrovigliate in forme astratte. Eppure si avverte nelle fotografie di Ren Hang una fragilità che mina il gioco surreale delle sue invenzioni, e tradisce la solitudine di un’intera generazione senza voce nella Cina contemporanea. Nato nel 1987, a Jilin, muore suicida a 29 anni, a Pechino, malato di depressione, perseguitato dalla censura, più volte arrestato. Ci ha però lasciato una produzione sterminata, celebrata nel mondo, e alla quale C/O Berlin rende omaggio fino al 29 febbraio nella retrospettiva «Love. Ren Hang». Oltre 150 opere, dalla rivisitazione del mito di Leda e il cigno, a quella della ricerca visuale dadaista; dalle provocazioni genderqueer al linguaggio dell’inconscio, in un continuo confronto tra arte occidentale e filosofia orientale, dove le sue fotografie sono «una rara ode agli esseri umani, ai loro corpi, alla loro sensualità, bellezza e vulnerabilità».

Chiara Coronelli