Il mutamento climatico genera Brueghel

Winterthur (Svizzera). Fino al 1° marzo, la Grafik Sammlung Oskar Reinhart di Winterthur presenta una piccola mostra «tecnologica» intitolata «Das Wunder im Schnee [Il Miracolo nella Neve]» (nella foto), dedicata al piccolo (35x55cm) olio su tavola di Pieter Brueghel il Vecchio del 1563 «L’Adorazione dei Magi nella neve» (nella foto), unico dipinto del caposcuola fiammingo in una collezione pubblica svizzera. Dal confronto con altre opere di Brueghel si sciolgono vari nodi interpretativi di quest’opera e di tutto il corpus bruegheliano. Applicando l’analisi cognitivista alla percezione visiva del soggetto fra realismo e illusioni ottiche, alla concezione compositiva del paesaggio, fino all’iconologia nell’attualizzazione cinquecentesca della rappresentazione degli eventi biblici, si giunge all’interpretazione conclusiva del dipinto nel suo insieme e complessità. Fondamentali anche altri fattori: la ripresa del repertorio figurativo di Hieronymus Bosch, il ruolo dei cicli stagionali del tipico villaggio fiammingo, il mutamento climatico causato dalla Piccola Età Glaciale (circa 1550-1800) che rese possibili le tante tipiche scene di paesaggi invernali con fiumi e laghi ghiacciati, pattinatori ecc. La mostra è stata preceduta da elaborate analisi tecnologiche condotte in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum Wien e l’Institut Royal du Patrimoine Artistique (IRPA-KIK) di Bruxelles, i cui risultati sono accessibili ai visitatori e che hanno permesso anche la datazione della tavola.

G.P.M.