Il museo che verrà

Istanbul (Turchia). Una mostra che è solo una tappa di un grande progetto scientifico e culturale. «C’era una volta nel Toros: Sagalassos» è in programma fino al 28 maggio nello splendido centro espositivo della banca Yapi Kredi, nel cuore di Istanbul. Non è una mostra spettacolare: a parte la testa e gli arti di una colossale statua di Marco Aurelio che accolgono i visitatori, i 368 oggetti presentati comprendono vasellame, iscrizioni, frammenti di marmi (nella foto Posidone), monete, statuette votive in terracotta che provengono dai depositi del museo archeologico di Burdur. Il sito è in uno stato di conservazione eccezionale. Si trova a oltre 1.500 metri di altitudine nell’Anatolia sud-occidentale, a 100 chilometri dalla costa mediterranea di Antalya: fiorente soprattutto in epoca imperiale, è stato abbandonato nel VII secolo a causa di terremoti in serie. A causa della sua posizione isolata attrae solo 80mila turisti all’anno. Il professor Jérôme Poblome, che dirige dal 2013 la missione dell’università belga di Lovanio, ha spiegato a «Il Giornale dell’Arte» gli obiettivi della mostra: «Ha un’impostazione didattica, presenta in modo semplice, anche attraverso video, i risultati di un progetto di ricerca sofisticato e interdisciplinare, che spazia dalla botanica alla zoologia e analizza Sagalassos nel suo contesto naturale; inoltre, i pannelli informativi verranno poi utilizzati per trasformare l’agorà superiore dell’area archeologica in un museo a cielo aperto, dove i visitatori potranno scoprire le trasformazioni urbanistiche, economiche e climatiche vissute dalla città».

Giuseppe Mancini