Artisti logici

Terni. Con «Immaginaria. Logiche d’arte in Italia dal 1949», aperta fino al primo marzo a Palazzo Montani Leoni a Terni, «compiamo un’indagine sulle logiche d’arte degli artisti in Italia, non necessariamente italiani, e che hanno guardato anche ad altre culture. È importante dirlo perché siamo recalcitranti a una definizione nazionalista. Infatti la mostra comprende autori come Kounellis o Hidetoshi Nagasawa, per dire che il nostro è stato un territorio di accoglienza dove hanno scelto di operare e di vivere anche artisti nati altrove». Sgombra il campo da eventuali equivoci Bruno Corà nell’introdurre alla rassegna che ha curato e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni nel suo bel palazzo. Una sessantina gli artisti, quasi tutti con un singolo lavoro, dall’immediato dopoguerra al ritorno alla pittura dei pieni anni ’80. Le logiche del titolo sono «formali e contenutistiche. Si trovano gli spazialismi di Lucio Fontana, racconta ancora il critico e presidente della Fondazione Burri di Città di Castello. Si vedono Castellani, Manzoni, il monocromatismo, autori come Burri, Colla, Mannucci, i “materici”, l’Informale con Afro, Vedova, Leoncillo, l’arte programmatica. E c’è la logica poverista». Dopo Boetti o Merz (nella foto, «Senza titolo», 1981), scultori come Spagnulo o un Gino de Dominicis «con il suo individualismo stretto che non ha partecipato a gruppi», il percorso segue «un filo nell’immaginario e nelle poetiche di artisti distintisi per la propria individualità», aggiunge ancora a voce Corà. L’allestimento è dell’architetto Tiziano Sarteanesi.

Stefano Miliani