Amorale Amorales

Anche una megaorgia nella personale dell’artista messicano allo Stedelijk

Amsterdam (Paesi Bassi). Il vocabolario visuale di Carlos Amorales, artista messicano classe 1970, prende forma dal suo Liquid Archive, un’enorme banca dati digitale che raccoglie monocrome silhouette grafiche raffiguranti oggetti ed elementi della natura, che l’artista ha creato e raccolto a partire dai primi anni 2000. I simboli che compongono tale enciclopedia visiva sono allo stato «liquido», nel senso che trasmigrano da un lavoro all’altro, indipendentemente dal medium e dal contenuto dell’opera: una riflessione sulla proliferazione delle immagini nel mondo contemporaneo, acceleratasi in modo incontrollato con l’avvento di internet.
La propagazione e malleabilità delle immagini è uno dei vari temi esplorati nella prima personale di Amorales in un’istituzione europea, lo Stedelijk Museum di Amsterdam (fino al 5 aprile). Una mostra che si estende per 14 stanze all’interno del museo olandese, e che mette in scena installazioni, dipinti, disegni, video, stampe, tessuti, animazioni e lavori sonori prodotti da Amorales e dal suo studio di Città del Messico, una sorta di Factory alla Warhol, nell’arco degli ultimi 15 anni. L’esposizione presenta anche una nuova commissione dell’artista per Amsterdam: «Orgy of Narcissus» (2019) è un fregio composto da sessanta partizioni tessute in seta, in cui riferimenti a meme digitali (le immagini corredate da testo, che vanno virali su internet e i social media) si intrecciano alla rappresentazione stilizzata di un’orgia. Come se l’artista volesse suggerire un legame tra il flusso torrenziale di effigi digitali e un’euforica attività sessuale. Fra le altre opere in mostra, il progetto presentato al Padiglione del Messico alla Biennale di Venezia del 2017: una complessa installazione fatta di stampe, sculture e animazioni video, e incentrata sulla storia di un linciaggio, quello di una famiglia di migranti da parte della comunità di un villaggio.

Federico Florian