Uno spazio skatenato

Skatepark coreani e S.O.S. in bottiglie

S’intitola «PLAY!» ed è (infatti) uno skatepark percorribile e praticabile, l’installazione dell’artista sudcoreana Koo Jeong A (nata a Seul nel 1967, «vive e lavora ovunque», come recita la sua biografia) presentata fino al 16 febbraio nella Galleria al piano terra della Triennale. Fin dagli anni ’90, Koo Jeong A lavora sulla reinvenzione degli spazi attraverso installazioni realizzate con oggetti (o con immagini in movimento, suoni, aromi) apparentemente banali ma capaci di modificare l’esperienza del luogo in cui sono collocate e di potenziarne le connessioni con le persone. Negli ultimi anni l’artista si è dedicata soprattutto al progetto OTRO, una serie di skatepark di cemento rivestiti da una vernice fluorescente, che conferisce a ognuno di essi un’apparenza visionaria. Avviato nel 2012 con l’installazione realizzata al Centre International d’Art e du Paysage dell’Île de Vassivière, nel Limosino, in Francia, il progetto OTRO è tuttora al centro della sua riflessione, poiché risponde al suo obiettivo primario di creare spazi di sperimentazione e di partecipazione, in cui vivere un’inedita esperienza fisica e sensoriale, sfidando le dinamiche relazionali tra uomo e oggetto e tra individuo e collettività.
Nel Giardino della Triennale va poi in scena, fino al 15 dicembre, l’installazione a quattro mani di Helidon Xhixha, scultore, e di Giacomo Jack Braglia, fotografo, «The Twin Bottles: Message in a Bottle»: due gigantesche bottiglie galleggianti, presentate la scorsa estate sul Canal Grande a Venezia (cfr. n. 399, lug.-ago. ’19, «Il Giornale delle Mostre», p. 2). Le due sculture sono realizzate in acciaio e una è rivestita da una fotografia 3D di Braglia. Obiettivo: lanciare il loro messaggio ecologista, denunciando l’inquinamento dei mari per la massiva dispersione della plastica.

Ada Masoero