Sgorbi anticonformisti

Berlino. Horst Janssen (Amburgo, 1929-95) è stato un grande anticonformista nell’anticonformismo astrattista generale del suo tempo dal quale aveva deciso di prendere fermamente le distanze con la sfortuna di morire prima rispetto ai suoi oggi osannati e longevi contemporanei che sgomitavano nel nuovo mondo dell’arte tedesca post 1945 e sbuffavano di un’arte per loro borghese e ormai vorbei (passata) in cui invece il pittore di Amburgo trovava piacere e compiacimento. Iniziò come tutti all’Accademia, affascinato dai surrealisti, per poi trovare un percorso suo, parallelo e maniacale nella «freie Graphik». Negli anni ‘50 si dedicò alle incisioni su legno in grande formato e poi alla pittura con tecnica mista matita-acquerello; nel 1968 fu insignito alla Biennale di Venezia col «Gran Premio per la Grafica». La mostra alla Sammlung Scharf-Gerstenberg dal 6 dicembre al 3 maggio, «Sgorbi di vita, segni di morte», è un regalo postumo all’artista in occasione del suo mancato novantesimo compleanno; un viaggio nel laboratorio alchemico del maestro del disegno per scrutare che cosa vi accadeva prima della creazione di ogni opera, ritratto, autoritratto, natura morta di fiori, copia di grandi maestri e soprattutto dell’amato Hokusai. È è un’opportunità per scoprire una sua produzione meno nota, quella di immagini che affrontano da sole il loro stesso ciclo di vita, nascita, morte: sgorbi che si sviluppano in paesaggi, macchie che si fondono in figure ombrose, buchi che si spengono come soli. Nella foto, un’opera senza titolo del 1977.

Francesca Petretto