Scultore di terrecotte

Bagheria (Pa). Una mostra di Luigi Mainolfi «Il colore della scultura la forma della pittura 3» è aperta fino al 31 gennaio nella nuova sede in via Monaco, 1 della galleria Adalberto Catanzaro. L’artista campano (1948) fin dagli anni Settanta si trasferisce a Torino, dove tuttora vive, in quel clima culturale che lo porta a indagare il gesto e l’azione in relazione agli agenti naturali, attraverso performance in cui il calco del proprio corpo viene consumato dall’acqua (Cavriago, 1977). Di lì in poi, l’attenzione sarà rivolta quasi esclusivamente alla scultura postconcettuale, in particolare alle grandi terrecotte dalla capacità affabulatoria, in una intima connessione con la materia che agisce sulle forme. In Sicilia Mainolfi è di casa soprattutto grazie ad Antonio Presti che gli commissiona una stanza d’artista presso l’Atelier sul Mare «Terra e Fuoco». Un ambiente in cui la terracotta che riveste le pareti si fa pelle, membrana organica e architettura. Questa sua personale nella galleria di Bagheria colma così a distanza di anni da quel lavoro un vuoto, dando modo di approfondire la sua ricerca recente. Opere a parete di grandi dimensioni in terracotta policroma (nella foto) si compongono in una grande installazione pitto-scultorea. Il colore infatti è parte dell’amalgama materica e lo stesso formato pone i pannelli nell’ambiguità di essere letti come dipinti ancorché si tratta di sculture. Nove tele della serie «Polveri» (2015) fungono da supporto per accogliere la terra, ossia l’elemento grezzo di partenza anche delle sculture, riportandola quasi allo stato di pigmento puro. La mostra ha il patrocinio dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Giusi Diana