Rivoluzione numero quattro

Rubiera (Re). L’economia italiana comincia a risentire gli effetti della globalizzazione nell’ultimo decennio del ’900, anche se è solo dopo le recenti crisi economiche che si impongono al dibattito pubblico temi come la deindustrializzazione, la conseguente disoccupazione e la trasformazione delle strutture lavorative. «Con la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro sembra diventato invisibile nei flussi governati dagli algoritmi, ma in realtà ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio». All’indagine che la fotografia porta avanti in questi anni intorno al processo di smaterializzazione dei nuovi processi produttivi, contribuisce «Jobs. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale», il progetto che Linea di Confine presenta nei suoi spazi, e che comprende una giornata di studi aperta al pubblico (svoltasi il 16 novembre), una collettiva (fino al 22 dicembre) e un concorso under 35. In mostra si trovano l’excursus «Workforce» di Michele Borzoni di TerraProject; la serie «I luoghi e i lavori 4.0» realizzata da Allegra Martin con il Mast di Bologna; il video «The Harvest» girato nell’Agro Pontino da Andrea Paco Mariani di SMK (nella foto); la fisicità del lavoro in rapporto alla tecnologia nei «Bodies of Work» di William Guerrieri; l’azienda di Moncalieri Poimec ripresa da Andrea Simi. A dialogare con loro i vincitori del concorso indetto in questa occasione e immagini dalla collezione di Linea di Confine firmate da Olivo Barbieri, Paola De Pietri, Stephen Shore e Guido Guidi.

Chiara Coronelli