Più di 50 sfumature

«Monochromes» è il titolo della mostra che ha aperto il 29 novembre alla Galleria Mario Iannelli. Nulla a che vedere con un approccio e un’estetica che ci rimanda alle omonime opere di Yves Klein e Piero Manzoni. Al contrario, non è la campitura di colore omogenea che contraddistingue le opere in mostra, non il desiderio di sottrazione, ma la volontà di utilizzare un’unica tonalità cromatica per modularla in differenti sfumature: macchie, striature, variazioni di colore, ripetizioni. Una scelta motivata dalla lettura del monocromo come «possibilità del vedere e del “lasciar vedere”». Lo stesso gallerista ci ha rivelato la genesi della mostra, nata dall’osservazione della ricerca dei due pittori della galleria (Daniel Lergon e Yorgos Stamkopoulos), per allargarsi poi ad artisti già ospitati in collettive (Tyra Tingleff e Schirin Kretschmann), e ad altri con i quali, proprio in occasione di questa mostra, inizia una nuova collaborazione: Stanislao Di Giugno e Simon Mullan. Visitabile fino al 28 febbraio «Monochromes» alterna interventi ambientali (Kretschmann e Mullan) a dipinti su tela, configurandosi come un’esposizione per certi versi «generazionale» (tutti gli artisti sono nati tra il 1978 e il 1984, ad eccezione di Stanislao Di Giugno), riunendo artisti provenienti da quattro diversi paesi (Germania, Grecia, Norvegia e Italia) accumunati da quel rigore concettuale e quell’asciuttezza estetica che da sempre caratterizzano le scelte della galleria di Mario Iannelli. Nella foto, «Roter Riese» di Daniel Lergon.

Silvano Manganaro