Per Anna e Ana il corpo è politica

Foto della Maiolino e film della Mendieta

Dopo la grande mostra della scorsa primavera al PAC (ora in corso alla Whitechapel Gallery di Londra, fino al 12 gennaio; cfr. n. 396, apr. ’19, «Il Giornale delle Mostre»», n. 400, set. ’19, «Il Giornale delle Mostre», p. 35), Anna Maria Maiolino torna da Raffaella Cortese con la personale «Aqui e Agora» («Qui e ora», dal 3 dicembre all’8 febbraio). Con le sue fotografie, le sculture, i video, l’artista, nata in Italia nel 1942 ma presto trasferita in Brasile, occupa due dei tre spazi della galleria: in via Stradella 7 il filo conduttore è la bipolarità, tra bianco e nero, politico ed estetico, vecchi e nuovi lavori. Sulle pareti si confrontano così due gruppi d’immagini fotografiche in bianco e nero del ciclo «Fotopoemação (Photo-poem-action)»: il primo («Aos Poucos (Little by Little)», 1976), è un documento dell’opposizione dell’artista alla dittatura militare brasiliana degli anni ’70 e ’80, mentre quello del 2018, «Corpo/Paisagem (Body/Landscape)», è frutto della svolta che, da un uso politico del proprio corpo, l’ha condotta a un’esplorazione più intima della sua persona. Al centro, due sculture di ceramica dalle forme organiche collidono con il rigore dei tavoli metallici neri che le ospitano. In via Stradella 1 scorre invece una sorta di diario digitale del suo lavoro fotografico e filmico, mentre due sculture a muro, di metallo e di ceramica raku, evocano l’universo della parola scritta. Lo spazio di via Stradella 4 ospita «Ana Mendieta: Filmworks» una mostra di soli lavori filmici dell’artista cubana (1948-85). Nelle sue opere l’artista esplora soprattutto il rapporto tra natura e corpo femminile, ben documentato in questi film (mai visti prima in Italia) dominati dal tema del corpo femminile come generatore di vita.

Ada Masoero