Paesaggi brutali

Abitate dai fantasmi di un mondo postapocalittico, le installazioni di Rebecca Ackroyd (1987), artista di stanza a Londra, parlano di degrado e abbandono. Rievocano realtà urbane devastate da disastri naturali e ambientali, o da sconvolgimenti politici e sociali, visualizzando l’ipotesi di un futuro non così distante dal nostro presente. Per il terzo e ultimo appuntamento del 2019 di «Project Room», il ciclo espositivo dedicato alla sperimentazione scultorea nel lavoro di artisti internazionali under 40, la Ackroyd presenta, dal 4 dicembre al 31 gennaio, una nuova installazione ad hoc per gli spazi della Fondazione Pomodoro di Milano. Per questa sua prima personale in territorio italiano (a cura di Cloé Perrone), l’artista intesse una riflessione su Antropocene, crisi ambientale e degrado urbano attraverso un ambizioso dispositivo scultoreo. All’interno di una serra di plastica dotata di un pavimento di moquette bianca, sculture in resina, acciaio e cera (tutte di nuova produzione) raffiguranti oggetti quotidiani e frammenti di corpi mummificati compongono, insieme a un video e a disegni, un paesaggio surreale che evoca la brutalità di una metropoli, o quel che ne resta dopo le calamità che l’hanno afflitta. Nella foto, «Mandy» (2018).

Federico Florian