La vista lunga di Fénéon

Parigi. Se le sale della collezione permanente del Musée de l’Orangerie, con i Matisse, i Renoir e i Cézanne, sono chiuse per ristrutturazione (riapriranno a primavera riallestiti), gli spazi delle mostre temporanaee restano invece aperti. Due le esposizioni visitabili, in corso fino al 27 gennaio. L’una, «Félix Fénéon (1861-1944). I tempi nuovi», è il secondo capitolo di un omaggio al critico d’arte, collezionista ed editore franco-svizzero (nella foto in un ritratto di Louis-Alfred Natanson del 1895). Il primo capitolo, presentato al Musée du quai Branly-Jacques Chirac, si concentrava sull’interesse di Fénéon per l’«Art Nègre» (cfr. n. 398, giu. ’19, p. 62). La mostra dell’Orangerie si sofferma invece sul Fénéon collezionista e gallerista che difese Toulouse-Lautrec, Bonnard, Matisse, Gauguin e Van Gogh, coniò il termine Neoimpressionismo per Seurat ed espose per primo a Parigi i futuristi italiani. Sono allestite opere di Seurat, Signac, Cross, Luce, che Fénéon commentò o collezionò. Il MoMA di New York, che accoglierà la mostra dal 22 marzo al 25 luglio 2020, ha prestato il ritratto di Fénéon firmato Signac del 1890. La seconda mostra rientra nella rassegna «Contrepoint», in cui il museo invita un artista contemporaneo a «rileggere» le «Ninfee» di Monet (le cui sale restano aperte durante i lavori). L’ospite è il fotografo francese Patrick Tosani (1954), che propone la sua serie «Cuillères» («cucchiai»), su cui lavora dal 1988. L’artista isola un oggetto banale, staccandolo dalla realtà, e lo amplifica, giocando con la luce, i contrasti e l’ingrandimento delle forme.

Luana De Micco