La pietra che esaudisce i sogni

Marsiglia. I talebani non sono riusciti a uccidere l’arte. «Kharmohra. L’Afghanistan al rischio dell’arte», la mostra che il MuCem presenta fino all’1 marzo, dà voce alla nuova generazione di artisti afghani che, perlopiù autodidatti, attraverso la fotografia, la pittura o i video raccontano il loro Paese, la violenza, la paura, il trauma della guerra e degli attentati, cercando di rompere con gli stereotipi. La «kharmohra» del titolo è, nella tradizionne afghana, una «pietra che realizza i sogni». Sono allestite circa 60 opere di 11 artisti: «È una creazione artistica che ha raggiunto la maturità, sottolinea la curatrice Guilda Chahverdi. Questi giovani artisti osano, ed è questo a renderli così originali». Con la sua performance «Armure», di cui è esposto il video, Kubra Khademi, che vive in Francia, denuncia la condizione della donna. Sono allestite le foto della performance di Kaveh Ayreek realizzata tra le strade di Kabul dopo l’attentato del gennaio 2014. Con la serie «Mariage» (una nella foto), Farzana Wahidy racconta i matrimoni stipulati come contratti, mentre le tele di M. Mahdi Hamed Hassanzada, che vive a Chicago, mostrano l’incubo della guerra, laddove Moteza Herati con lo smartphone immortala l’innocenza dei giochi dei bambini.

Luana De Micco