La moda in strada

Amsterdam. Nel dicembre 1964 Diana Vreeland, caporedattrice dell’edizione americana di «Vogue», ebbe l’idea di inviare Henry Clarke, due modelle e un parrucchiere in India per un nuovo genere di servizio fotografico di moda. Quei 27 scatti a colori ebbero un tale successo che il fotografo americano fu inviato anche in Giordania (nella foto, del 1965, Gerasa fa da sfondo di una creazione di Pierre Cardin), Brasile, Turchia, Messico e Iran. Grazie a quel servizio e destinazioni «esotiche» divennero in voga, rivoluzionando la fotografia di moda en plein air. Tutto l’archivio fotografico di Clarke è conservato nei fondi del parigino Palais Galliera. Il museo della moda di Parigi, ancora chiuso per lavori (riaprirà nel 2020), li ha prestati all’Huis Marseille Museum of Photography che li presenta ora, dal 7 dicembre all’8 marzo, nella mostra «Outside Fashion», curata da Sylvie Lécallier, responsabile delle collezioni fotografiche del Galliera. La mostra racconta come la foto di moda, nata in studio alla fine del XIX secolo, si sia via via «liberata» per conquistare gli spazi esterni. Sono allestiti circa 150 scatti vintage di alcuni pionieri del genere: oltre a Clarke, Jean Moral, Henri Manuel, i fratelli Séeberger, Charles Reutlinger e Egidio Scaioni, pubblicati dalle più note riviste dell’epoca. Nei primi del ’900, si allestiscono in studio degli sfondi colorati con mare e ombrelloni per scattare le foto degli abiti da spiaggia di Jeanne Lanvin o si riproduce un finto giardino innevato per il cappotto leopardato di Fourrures Max. Negli anni ’20 e ’30 la foto di comincia a uscire dagli studi: Paul Poiret fa posare le modelle nel giardino della maison e si realizzano servizi all’ippodromo di Longchamp. Negli anni ’40 Jean Moral sceglie Parigi come sfondo per i suoi servizi di prêt-à-porter e negli anni ’60 Peter Knapp fa un ulteriore passo, fotografando un abito Courrèges sugli Champs-Elysées, ma di notte.

Luana De Micco