Israeliani e arabi insieme

Modena. L’israeliana Yael Bartana (1970), presente nelle collezioni fotografiche della Fondazione di Modena, è al centro della monografica «Yael Bartana. Cast off», a Palazzo Santa Margherita fino al 13 aprile. Nelle sei installazioni video e fotografiche scelte dalla curatrice Chiara Dall’Olio emergono bene le caratteristiche del suo lavoro, che si collocano oggi nel «discorso» pubblico più attuale, legato a temi quali il nazionalismo, il populismo, il separatismo, il multiculturalismo. La produzione della Bartana, infatti, gioca sull’identità nazionale e riflette su fenomeni e manifestazioni sociali, esplorando in particolare la tematica delle radici e dell’appartenenza in rapporto alla memoria collettiva. Dalle opere emerge, dunque, un senso di realtà, a volte presentata attraverso narrazioni ricostruite. Lo si vede bene lungo il percorso ideato per gli spazi della ex Galleria Civica, che prende avvio con il video in bianco e nero «The Recorder Player from Sheikh Jarrah», legato a un tema usuale per l’artista come il rapporto e lo scontro tra militari israeliani, residenti musulmani e coloni israeliani. Segue poi il video «Tashlikh (Cast Off)», dedicato a oggetti, abiti, fotografie, sciarpe di persone che hanno subito persecuzioni e prosegue con la doppia proiezione di «Summer Camp/Avodah», legato all’estetica del film «Avodah» (1935), ribaltato attraverso la ricostruzione di una casa palestinese distrutta dalle autorità israeliane, che mette in discussione le tradizioni sioniste della pellicola originale. Lungo il percorso si incontra inoltre «True Finn», dedicato alla nuova identità finlandese e «A Declaration» (2006; nella foto), legato a una finzione cinematografica che documenta la sostituzione della bandiera israeliana con un albero di olivo. La rassegna si conclude con l’installazione fotografica «The Missing Negatives of the Sonnenfeld Collection (After Herbert and Leni Sonnenfeld)» composta da immagini dove giovani arabi ed ebrei arabi interpretano contadini, lavoratori e soldati sorridenti.

Stefano Luppi