Il Sella meno conosciuto: Giuseppe Venanzio

Biella. Nella casata dei Sella, grandi industriali lanieri biellesi, molti erano, anche, eccellenti fotografi: lo era Quintino, il politico ed economista, lo sarebbe stato Vittorio (con il fratello Erminio), famoso per le sue immagini delle vette alpine e lo era il sinora meno noto Giuseppe Venanzio Sella (1823-76), fratello di Quintino e padre di Vittorio. Imprenditori moderni e di successo, aperti alle innovazioni, i Sella adottarono immediatamente anche la fotografia, novità tecnologica entusiasmante quanto le macchine industriali. E «L’altra macchina: un industriale biellese e l’affermazione della fotografia in Italia» è il titolo della mostra curata da Pierangelo Cavanna e presentata, fino al primo marzo, da Fondazione Sella nel Lanificio Maurizio Sella. Chimico di formazione, allievo di Chevreul a Parigi, dove frequentò gli ambienti bohémien dei primi fotografi, Giuseppe Venanzio Sella è stato l’autore del Plico del fotografo, 1856, il primo trattato completo di fotografia pubblicato in Italia, subito tradotto in francese. La mostra, che è parte del progetto «Da Archivio a risorsa comune» (promosso da Fondazione Sella per valorizzare il proprio archivio, con il supporto di Compagnia di San Paolo e di Fondazione Cassa Risparmio Biella), narra la sua vicenda d’imprenditore di successo e di fotografo dalla forte vocazione sperimentale, esponendo gli originali in cui ritraeva paesaggi (nella foto, «Piazza San Carlo a Torino», 1853), vedute, amici e familiari, come il fratello Quintino. Il percorso punta l’attenzione anche sul contesto sociale e culturale dell’Italia del tempo, ed esibisce tre rari calotipi di William Henry Fox Talbot, padre inglese della fotografia.

Ada Masoero