Il più poeta a Kassel

Brema. Ricardo Brey (L’Avana, 1955) non è solo il primo artista cubano in assoluto a esporre a dOCUMENTA, quanto uno dei più poetici nella storia della kermesse di Kassel. Questa sua prima personale in un museo tedesco, «Ricardo Brey. Adrift», alla Gerhard Marcks Haus, dall’1 dicembre all’1 marzo, prende il nome da un progetto creativo, «Adrift» (alla deriva), che l’artista porta avanti dal 2014. Sculture, fotografie e installazioni, spesso create ad hoc per gli spazi espositivi, le sue opere popolano una terra di mezzo tra l’enigmatico e il familiare, concentrandosi sul rapporto uomo-natura, sull’identità culturale dei suoi due Paesi, natale (Cuba) e adottivo (Belgio; Brey dal 1990 vive e lavora a Gand), e dunque sull’interazione tra diverse civiltà e filosofie di vita. Nel suo universo uomini e animali sono ininterrottamente alla deriva se non per salvare le loro vite perché la diaspora è il loro destino. Così nella sua esperienza dalle Antille all’Europa l’artista e la sua opera sono manifestazioni di questa più che mai moderna condizione fatta di continui cambiamenti, inevitabili interruzioni, strappi e salvifiche riprese. L’intermittenza nella vita si riflette in una forma espressiva che salta di continuo da un medium all’altro, tra assemblaggi, disegni e fotografie di non facile lettura per il pubblico; ma non è un limite della sua arte, quanto un preciso disegno perché il lavoro a più livelli richiede attenzione e la volontà di mettere da parte i modelli convenzionali di interpretazione alla ricerca di nuovi indizi. La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue pubblicato in collaborazione con il Museum De Domijnen di Sittard, nei Paesi Bassi. Nella foto, «Spinning the Wheel» (2019).

Francesca Petretto