Il giudizioso Anthony

Come Caro immagina il Giudizio Universale

Berlino. Sir Anthony Caro (New Malden, 1924-Londra, 2013), allievo di Henry Moore, rimase sempre nell’ambito dell’Astrattismo in lavori caratterizzati perlopiù da assemblaggi d’elementi industriali di scarto in metallo e poi anche in legno. Ebbe tuttavia una formazione tecnica, si laureò in ingegneria (sono celebri le sue collaborazioni con gli architetti Frank Gehry e Norman Foster) dedicandosi solo in un secondo momento allo studio in Accademia. Gli Staatliche Museen zu Berlin, in cooperazione con la Würth Collection (Erstein, Strasburgo, al confine Francia/Germania), presentano alla Gemäldegalerie dal 20 dicembre al 12 luglio una delle opere più impressionanti dell’artista britannico, «The Last Judgement», nell’omonima mostra «Anthony Caro. La scultura del Giudizio Universale». In mostra, una composizione monumentale di 25 sculture in ceramica, cemento, ottone, acciaio e legno. L’intera composizione è stata riassemblata dal collezionista d’arte e imprenditore tedesco Reinhold Würth, fondatore della omonima Collezione di circa 18mila opere d’arte di tutte le epoche. Questa dello scultore baronetto è stata già mostrata ricomposta una prima volta alla Biennale di Venezia 1999, immediatamente dopo la sua acquisizione da parte di Würth Collection; torna oggi a presentarsi al grande pubblico di Berlino, parafrasando Caro stesso, in tutto il suo potere di reagire alle atrocità del presente, mai abbandonando la speranza in un futuro più luminoso.

Francesca Petretto