Il fabbricatore

Richard Deacon e il dilemma della profondità

Londra. «In quanto scultore, mi sono sempre chiesto cosa sia esattamente la profondità. È un concetto mutevole e ineffabile. Forse tutto quello che posso conoscere è la superficie, il resto è finzione, uno stato profondo che si sottrae alla nostra vista». Con queste parole Richard Deacon, settantenne artista britannico, esprime il dilemma insito in ogni pratica scultorea: come rappresentare la profondità? Per la sua undicesima personale presso la sede londinese di Lisson Gallery, intitolata appunto «Deep State» (fino al 29 febbraio), l’artista presenta nuove sculture in acciaio, legno e ceramica, accanto a una serie di opere su carta. Tutti lavori, quelli scultorei, dalla natura fluida, che visualizzano un passaggio di dimensione (dalla superficie alla tridimensionalità) e di stato (dalla porosità del legno e della ceramica alla solidità dell’acciaio). Fra le nuove creazioni, «I Remember #5» (2018), che consiste in una sinuosa composizione di travi di legno a spirale fissata a una griglia in acciaio, e «Flat» (2018-19), un gruppo di rilievi in argilla su muro che rievocano le superfici di dipinti astratti. In «Under the Weather #5» (2019), similmente, la struttura verticale che richiama la forma di un rifugio tradisce la maestria tecnica dell’artista nella lavorazione e manipolazione del legno. Evidente in tutte queste opere è il dialogo tra forme geometriche e naturali, così come la necessaria relazione tra arte, industria e artigianato. Non stupisce, pertanto, che Deacon descriva se stesso come un «fabbricatore»: un costruttore di forme che non nascondono ma enfatizzano il processo tecnico di produzione.

Federico Florian