I visitatori attivano gli attori

Contaminazioni teatrali e narrative per Eva Kot’átková e Hassan Khan

Hannover. Due mostre in contemporanea, dal 7 dicembre al 9 febbraio, saranno ospitate negli spazi espositivi di Kestner Gesellschaft Hannover: sono le personali della ceca di Praga Eva Kot’átková (1982) e del collega londinese-egiziano Hassan Kahn (1975). La prima ama utilizzare elementi metallici, tessuti e loro combinazioni per le sue sculture/installazioni che richiamano alla mente corpi umani oppressi, prigionieri di gabbie sociali. Kot’átková indaga in particolare gli effetti delle norme sociali su corpo umano e psiche cercando di dare forma in sculture, disegni e collage alle sopraffazioni quotidiane di potere. Le sue installazioni diventano il palcoscenico di un teatro in cui sono i visitatori ad attivare gli attori. Il secondo è un artista multimediale le cui installazioni spaziano in vari campi: scultura, video, fotografia, musica, performance e letteratura; quest’ultima gioca un ruolo davvero di primo piano.
Khan intende la sua arte come un linguaggio che rivela altre strutture: come in un romanzo di Philip K. Dick sono complessi invisibili di argomenti o metastrutture di non immediata lettura. Tanto Eva è interessata alle forme socialmente e politicamente impegnate di teatro, come il Theatre of the Oppressed del brasiliano Augusto Boal nel quale gli spettatori sono invitati ad agire attivamente, quanto Hassan alle connessioni narrative, una creata ad hoc per questa mostra di Hannover. Entrambi gli artisti sono molto apprezzati a livello internazionale: Hassan Khan ha ricevuto il premio «Future for the Young» alla 57ma Biennale di Venezia (2017) con il collage sonoro «Composizione per un parco pubblico». Sue opere sono esposte a Francoforte, Berlino, Los Angeles, Roma-Villa Medici, Venezia, Beirut, al Guggenheim di New York.Anche il lavoro di Eva Kot’átková è presente nelle più importanti gallerie e nei più rinomati musei d’arte contemporanea tra MoMA New York, White Cube di Londra, Schinkel Pavillon Berlino.

Francesca Petretto