I principali collezionisti di Duchamp

Washington. La comparsa di «Fountain», nel 1917, l’orinatoio che Marcel Duchamp presentò alla prima mostra della Società degli Artisti Indipendenti, celandosi dietro lo pseudonimo R.Mutt, ha indotto il mondo dell’arte a rimettersi in gioco, interrogandosi sul significato stesso dell’opera e del suo creatore. Per celebrare la recente acquisizione di oltre cinquanta opere storiche maestro del ready made, tra cui «Cappelliera», «Pettine», «Apolinère Enameled», «Perché non starnutire?» e la celeberrima «Gioconda coi baffi», «L.H.O.O.Q.» (1919), l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington presenta, fino al 12 ottobre 2020, la prima di due mostre su «Marcel Duchamp: The Barbara and Aaron Levine Collection». Vi figurano anche una cospicua serie di disegni e stampe legate a un’altra opera fondamentale del genio duchampiano, «La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche (Il Grande Vetro») ed esempi delle sue «boîtes», «La scatola verde» e «La scatola bianca», che raccolgono disegni preparatori, appunti, modellini e vario materiale che rivela aspetti del processo creativo dell’artista e della sua inesauribile capacità inventiva. Nella foto, «Boîte en valise» (1935-41).