I Miró portoghesi

Napoli. La mostra «Joan Miró. Il linguaggio dei segni», curata da Robert Lubar Messeri, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e allestita al PAN | Palazzo delle Arti Napoli fino al 23 febbraio non è solo un approfondimento sulla produzione dell’artista catalano dal 1924 al 1981, ma è anche una straordinaria occasione per poter ammirare ottanta opere tra quadri, disegni, sculture, collage e arazzi, di proprietà dello Stato portoghese, in deposito alla Fondazione Serralves di Porto dal 2016. Interessanti sono le vicende della raccolta, poco nota, dapprima appartenuta a Pierre Matisse (figlio di Henri), poi a un collezionista giapponese che le ha cedute nel 2005 al Banco Português de Negócios. Solo l’intervento dello Stato portoghese, dopo le proteste pubbliche, ha scongiurato la vendita e la conseguente dispersione della collezione già predisposta dalla banca (cfr. n. 342, mag. ’14, p. 4). Il percorso espositivo attraversa la produzione di Miró individuando nove sezioni, che descrivono le diverse funzioni del segno, iniziando da quella che dà il nome alla mostra e che guarda al segno come contorno, come spazio e come scrittura. Seguono gli approfondimenti sul tema della figura, sull’uso del collage, sulla calligrafia giapponese e l’affermarsi dell’Action painting in America e in Europa. Di particolare interesse le serie «Sobreteixim» e le cinque «Tele bruciate», realizzate a quattro mani nel 1973 con Joseph Royo.

O.S.V.