I cento di Cento

Cento (Fe). Anche se suona come uno scioglilingua, pare che a Cento i Guercino siano cento. Poco meno di cento (in catalogo, tra dipinti e disegni, se ne contano 88) sono esposti fino al 15 febbraio a Cento, sua città natale, a 28 anni dalla rassegna monografica del 1991 e a sette dal terremoto del 2012 che, tra gli altri guasti, rese inagibile la locale Pinacoteca (cfr. lo scorso numero, p. 5). A cura di Daniele Benati, la mostra «Emozione Barocca. Il Guercino a Cento» è in due sedi: la Rocca medievale e la chiesa di San Lorenzo, allestita a pinacoteca. Qui, lo scenografo deve essere caduto in un errore classico, ossia di creder che Cento sorga in terra bolognese. I pannelli rossi e blu, scelti come sfondo delle tele del centese, sarebbero forse stati apprezzati oltre le acque del Reno (essendo i colori sociali del Bologna Football Club), mentre a Cento che, seppur d’un soffio, casca sotto Ferrara, era più indicato il pacato bianco celeste della Spal e della congregazione dei Salesiani, in tono col pathos religioso del Guercino e le nuance delle sue tele, «assai ben armonizzanti con l’azzurro», annotava Goethe. Colorimetria a parte, è un peccato non avere in mostra la novità di questi ultimi anni, ossia l’«Assunzione della Vergine» scoperta da Massimo Pulini ad Aversa, ancora in restauro. Emoziona, invece, quel breve video girato con un drone nel sottotetto di Casa Provenzali a Cento, che scopre i telamoni cavati di peso dal tredicenne Guercino (1614) da quelli dipinti dai tre Carracci in palazzo Fava a Bologna. A rivelare come il pittore di Cento avesse chiaro fin dall’inizio quale fosse il testimone da raccogliere, come aveva intuito Sir Denis Mahon, lo storico studioso del Guercino, scomparso nel 2011. A quanti anni? Cento, naturalmente. Nella foto, «Durum est contra stimulum calcitrare» (strappo di affresco) di Guercino e bottega, Cento, Pinacoteca Civica.

Marco Riccòmini