Gli ultimi giorni di Palmira

Parigi. Dopo aver dato «carta bianca» al fotografo anglo-marocchino Hassan Hajjaj con una mostra che si è chiusa a novembre con grande successo (cfr. n. 401, ott. ’19, «Il Giornale delle Mostre», p. 44), la Maison européenne de la photographie (Mep) chiude la stagione con una personale di Ursula Schulz-Dornburg allestita dal 4 dicembre al 16 febbraio. La fotografa tedesca (Berlino, 1938; vive a Düsseldorf), lavora da cinquant’anni sulle interazioni tra paesaggio e costruzioni umane, e più in particolare sulle tracce che gli interventi umani, l’architettura e le politiche territoriali lasciano sul paesaggio. È la prima grande retrospettiva che le dedica un’istituzione parigina: per quanto sia una figura «maggiore» della scena fotografica attuale, sottolinea la Mep, il suo nome è ancora poco noto in Francia. Il museo parigino offre ora la possibilità di conoscerla meglio presentando un’ampia selezione di lavori che vanno dal 1975 al 2012 e un’installazione inedita realizzata appositamente. Sono allestiti gli scatti dei viaggi in Turchia, in Iraq, Laos, Iran, Yemen; quelli dell’Armenia post sovietica (nella foto, «Erevan-Yeghvard», 1997) e delle vestigia dell’antica ferrovia ottomana in Arabia Saudita. Più di recente, la Schulz-Dornburg è stata in Siria per fotografare l’antica Palmira e i suoi scatti sono tra le ultime testimonianze della città prima delle distruzioni della guerra e del terrorismo.

Luana De Micco