Gli scopritori dell’India

Parigi. Il Musée Guimet ha attinto al suo fondo di fotografie d’epoca per la mostra «L’India vista dai fotografi». Fino al 17 febbraio sono allestiti un centinaio di scatti vintage realizzati a partire dal 1850, una decina di anni dopo la nascita ufficiale della fotografia (a Parigi, nel 1839), quando i primi fotografi britannici raggiunsero Madras o Calcutta in cerca di nuove ispirazioni. Sono gli anni dell’espansione del British Raj, l’impero anglo-indiano che si spinse fino agli attuali territori della Birmania e dello Sri Lanka, fino all’indipendenza del 1947. Tra i primi a raggiungere l’India fu Linnaeus Tripe, che presentò la sua prima mostra a Madras nel 1854, diventando poi il fotografo uffiiciale del governo locale. Verso il 1861 William Baker fondò a Murri, nell’attuale Pakistan, lo studio Baker & Burke. John Burke, irlandese, fu il testimone delle vita coloniale e delle conquiste britanniche. Baker e Burke documentarono la città di Benares (l’attuale Varanasi) sul Gange, una delle più antiche del mondo e una delle più sacre per la religione indù. Tra il 1863 e il 1870 Samuel Bourne realizzò tre viaggi nel Kashmir rientrando con delle vedute che appartengono alla storia della fotografia paesaggistica. Charles Shepherd, che fondò il suo studio a Shimla nel 1864 insieme a Bourne, contribuì a far conoscere i santuari rupestri dedicati a Shiva, datati del VI secolo, dell’isola di Elephanta, al largo di Bombay (l’attuale Mumbai), e l’antico palazzo reale di Jag Mandir, costruito su un’isola del lago Pichola (nella foto).

Luana De Micco