Genio e caso tra quadri e quadretti

Ottica, geometrica e ironica: Grazia Varisco continua a occupare spazi

È un dialogo serrato quello che, come sempre accade con l’opera di Grazia Varisco, s’intreccia tra l’architettura di M77 Gallery e i lavori selezionati da Danilo Eccher per la mostra «Ospitare lo spazio» (fino al 29 febbraio). Non perché le opere siano state create espressamente dall’artista milanese per questa rassegna (le prime risalgono, infatti, agli anni ’70), ma perché i lavori di Grazia Varisco, figura di primo piano dell’arte cinetica e programmata, sanno da sempre instaurare con gli spazi che li ospitano una felice, naturale sintonia, tanto da finire per «ospitare» essi stessi gli spazi che li accolgono. Merito della costante presenza del «caso» che, spiega l’artista milanese (1937), le è da sempre compagno di strada: come accade nelle «Extrapagine» (in mostra, una del 1983) che «sono lavori fatti di caso, di carta e di scarto, avviati da un niente». Insieme figurano l’installazione «Oh!», 1996 («il mio vuoto esclamativo») e «Grande dépliant», 1983-84, sei metri di lunghezza. Al piano superiore, alcuni esempi dei geniali, sorprendenti «Quadri comunicanti», 2008-12, posti intorno alla grande scultura «Gnom-one, two, three», 1984, le cui forme geometriche acquisiscono tridimensionalità per effetto del semplice gesto del piegare. E poi, «Meridiana», 1974, che ne è l’antecedente, e quattro «Spazi potenziali» 1973-76, che con i loro disequilibri generano la consueta sensazione di casualità programmata. Se da M77 ci si muove lungo l’intero suo percorso, i lavori del ciclo «Quaderni a quadretti», tutti del 2019, vanno in scena dal 4 dicembre al 7 febbraio da Ca’ di Fra’ nella personale «Trame… tra me e me»: «Sono viva e continuo a creare», commenta con la sua impagabile ironia. E per questa nuova ricerca si è servita dei fogli a quadretti («quelli su cui ho imparato a contare»), ricavandone lavori di nuova, assoluta freschezza.

Ada Masoero