Finiremo tutti plastificati

Il ghanese Attukwei Clottey con le sue opere denuncia l’inquinamento e la carenza di acqua

La personale «Sometime in your Life» di Serge Attukwei Clottey (Accra, Ghana, 1985), presentata da Lorenzelli Arte fino al 31 dicembre, inizia già nella strada, con un’installazione che cattura lo sguardo (e le fotocamere degli smartphone) dei passanti. L’artista ha, infatti, fasciato con uno dei suoi coloratissimi «tessuti» fatti di tessere di plastica gialla la facciata dell’edificio di Porta Venezia in cui si apre la galleria, lasciando solo delle lacune un po’ sghembe dove si aprono le finestre. Ma di qui la mostra continua negli spazi della galleria con opere simili, seppure di minore formato, tutte realizzate per quest’occasione. Con esse l’artista si propone di sottoporre all’attenzione del mondo la storia politica e culturale della sua terra: la stessa da cui proviene Ibrahim Mahama, che nello scorso aprile era intervenuto per Fondazione Trussardi sui caselli di Porta Venezia, rivestendoli di drappeggi di juta (cfr. n. 396, apr. ’19, «Il Giornale delle Mostre», p. 14). Attukwei Clottey (che lo scorso anno ha realizzato una monumentale installazione nel quartier generale di Facebook, a San Francisco) si serve invece della plastica gialla delle taniche («gallons») introdotte in Africa dagli europei nell’età coloniale per contenere olio e benzina ma da allora riutilizzate dai locali per conservare la (poca) acqua. Lui le ha raccolte, con la sua squadra, nelle strade e sulle spiagge di Accra e le ha ritagliate in tessere cucite tra loro (mimando una tradizione tessile locale) con punti di fili di rame, per denunciare il problema gravissimo dell’inquinamento causato dalla plastica in un Paese in cui non esistono impianti di riciclaggio e, al tempo stesso, rammentare il dramma della cronica carenza d’acqua.

Ada Masoero